L'incontro sembra risolto in favore di Apollo Creed. Rocky ormai ha gli occhi completamente chiusi per i colpi che ha preso. Non si regge più sulle gambe e viene colpito ripetutamente.
Rocky è al tappeto!
Il campione in carica sta alzando le braccia in segno di vittoria.
L'incontro potrebbe finire qui. ("sette, otto, nove...")
I pugili ormai distrutti dalla fatica non hanno sentito la campana, e vengono ricondotti a forza ai loro angoli.
"Non vedo niente, aprimi l'occhio. Aprimi l'occhio."
"No, io non me la sento, Rocky"
"Apri, apri, apri."
"Ok, dai provaci."
Ovviamente oggi lavoro.
Almeno fino a mezzanotte.
Che palle.
24 giorni al termine.
Li conto uno a uno.
Anzi: mezzo a mezzo.
Tra mezz'ora saranno 23 e mezzo.
Ieri Carol Alt ha perso tutti i punti guadagnati in nove settimane di lavoro.
La poverina ha risposto alla persona che l'ha portata qua, credendo forse che la verità sia più forte del potere.
Mentre spiegava le sue ragioni, Montata Lattea mi sgomitava, e sussurrava: "Falla stare zitta, dille di smettere". Era per il suo bene.
Ma io qui penso solo a un bene.
Il mio.
"Senti Perdigiorno, dobbiamo parlare..."
"Sono qui."
"E' un argomento delicato..."
"Sono qui."
"Siediti."
"Mmm, che ho fatto?"
"Niente, per carità..."
"Ho capito, la situazione è grave."
"No, no..."
"Sì, sì. Che ho fatto?"
"Carol Alt..."
"?"
"Dovresti stare più distante da lei."
"Devo cambiare ufficio?"
"No, che c'entra..."
"Non credo di capire."
"E' che voi fate le cose insieme, un po' a coppia."
"Mi avete detto voi di affiancarla, per istruirla."
"Ecco, e adesso ti diciamo di separarti."
"Va bene. Da lunedì quindi lei è autonoma, dico bene?"
"Be', no... sì... in un certo senso..."
"E' autonoma o no?"
"Senti, girano un sacco di voci..."
"?"
"...su di voi."
"Ah ah ah!"
"Che ti ridi?"
"Magari fossero vere, 'ste voci."
"In che senso?"
"Che dicono, scusa, che mi scopo Carol Alt?"
"Nooooo..."
"Ah, ecco, infatti non me la scopo."
"Questo lo sappiamo."
"Per cui?"
"Be', sai, si creano delle situazioni..."
"Boh. Ma che ha detto, che l'ho molestata?"
"No, no, lei non ha detto niente."
"Qualcuno ha detto che l'ho molestata?"
"Non sia mai!"
"Ma mi state prendendo per il culo?
"Oh, insomma: i tuoi colleghi dicono che tu la favorisci e così loro fanno brutta figura."
"Ma io non la favorisco affatto. Anzi, questa settimana le ho tolto delle cose che erano sue e le ho date agli altri."
"Infatti, infatti, lo sappiamo. E questa è la via giusta."
"Quindi?"
"Be', sai com'è..."
"Sì, lo so com'è: i miei ragazzi sono delle pippe, e siccome questa è bravina stanno rosicando da morire."
"Appunto."
"Quindi io dovrei nascondere il fatto che è bravina così che gli altri, quelli un po' più..."
"Non lo dire!"
"(...protetti)"
"L'hai pensato così forte che mi è arrivato alle orecchie..."
"Vabbè, comunque ho capito. C'è altro?"
"Sì, ecco, se puoi evitare di farti vedere insieme a lei."
"Abbiamo la scrivania uno di fronte all'altra."
"No, ma io dico in giro."
"In giro dove?"
"Per esempio, prima stavate parlando nello stanzone."
"Parlavamo di lavoro..."
"Ma lo so!"
"Lo sai ma intanto dici che non va bene! Cosa posso fare? Non devo più parlarle?"
"Il meno possibile. Per non dare adito a voci... gelosie, invidie."
"Sì, va bene, ho capito."
"Oh, bene, è tutto a posto. Ah, mi raccomando, confidiamo nella tua discrezione."
"Pure!"
Sono andato da Carol Alt.
"Senti, mi spiace ma hanno detto che non dobbiamo più lavorare troppo a contatto."
"E perché?"
"Perché fai sfigurare gli altri, e così vanno a dire in giro che io sono un porco che abusa del suo potere e tu una mezza troia."
"Be', ma spero che gli avrai detto che non è vero!"
"Sì, ma non conta."
"Però aspetta un attimo, come facciamo a non lavorare insieme?"
"Per quanto mi riguarda sei autonoma. Se fai bene sei brava, se fai male sono cazzi tuoi."
"Ma sono qui da un mese! Come faccio da sola?"
"Mi dispiace, è così."
"Perdi, cazzo, ma non è giusto!"
"Non avvicinarti, per favore."
"Come?"
"Non starmi troppo vicina, siamo in corridoio"
"Questa è follia! Mica siamo una coppia clandestina! Da cosa dobbiamo nasconderci?"
"Da tutti. A quanto ho capito c'è un malumore generale. Come in un paesino siciliano, abbiamo attirato l'anatema della comunità."
"Di una comunità di stronzi. Mi viene da piangere..."
"Ci manca solo questo. Sopravviverai anche se non ti aiuto, dai. E poi è meglio così, anche per te."
"Ma io cos'ho fatto di male?"
"Niente."
"E allora?"
"E allora ciccia. E' così e basta. Torna al lavoro."
Poche ore dopo ho capito che di questo colloquio segreto erano tutti, e dico tutti, a conoscenza. Lo s'intuiva dagli sguardi. Non ci avevo fatto caso, ma ognuno, invece di lavorare, sta attento a quanto parliamo io e Carol Alt, a che distanza siamo, e a cosa ci diciamo.
Fino ad ora sono stato un capo giusto, buono e generoso. Ho aiutato i piccoli, ho scritto le cose che non riuscivano a scrivere, gli ho spiegato tutto quello che dovevano fare. E non solo a Carol Alt, ma anche a delle mezze seghe che stanno qui da tre anni e non hanno imparato un cazzo.
Da lunedì la storia cambia.
Come ho scagato Carol Alt in due minuti, così scago loro.
Cari amici, se mi leggete, sappiate che d'ora in poi fate TUTTI da soli, e quando fate male non vi rimprovererò al bagno, ma in riunione davanti a tutti. Ogni volta che commetterete un errore, e i vostri errori sono quotidiani, userò la penna rossa. Non ci saranno più consigli da fratello maggiore, ma solo indicazioni precise, e queste indicazioni vi verranno date una volta soltanto. Avete voluto mettere all'angolo una nuova, e questo mi sta bene perché fa parte del gioco. Il vostro errore è che per farlo avete fatto cagare il cazzo a me. E questo non ve lo perdono. Da lunedì, tutti in campana.
La pacchia è finita.
Mi è esploso uno pneumatico in superstrada.
Non c'erano piazzole, quando della gomma è rimasto solo l'odore di bruciato mi sono fermato su un viadotto senza corsia d'emergenza.
Ho indossato il giacchettino catarifrangente, ho messo il triangolo a 150 metri e ho tirato fuori il cric.
Ovviamente un deficiente m'ha quasi asfaltato, ma sono ancora vivo.
Adesso ho un ruotino di merda che mi pone dei quesiti esistenziali.
AGGIORNAMENTO
Ho trovato, dopo una lunga ricerca, l'unico gommista italiano che lavora il sabato pomeriggio. I miei quesiti esistenziali sono risolti.
Per ora.
Ieri mattina, Carol.
"Però è un peccato che dobbiamo lavorare proprio oggi."
"Perché, che succede oggi?"
"Ma come? E' venerdì santo! E noi stiamo qua, non possiamo neanche andare a messa."
Stamattina ho aperto il portabagli per mettere dentro le valige.
Ho chiuso, ho toccato il portachiavi per aprire le portiere.
Non c'era più la chiave dell'Alfa.
Trascinata dalla spallina dello zainetto, si era sfilata dal portachiavi (difettoso dal 2002) ed era rimasta dentro la macchina chiusa.
Sono quindi rimasto solo, senza bagaglio, senza chiavi, senza la prospettiva di un futuro prospero e sereno.
Il sole si faceva sentire.
Ho chiamato Montata Lattea per dirle che avrei fatto tardi, chiedendole di avvertire la Capa.
Sono andato a piedi da un meccanico.
Il meccanico mi ha detto: "Non sono capace" e mi ha rimbalzato da un carrozziere.
Altra passeggiata.
Il carrozziere ha sospirato: "O spacco tutto o solo un vetro, comunque sia faccio dei bei danni."
Ho telefonato a casa.
"Non so se torno questa settimana."
"Perché mai?"
"Perché io e Carol Alt fuggiamo per un weekend romantico."
"Figurati. Che è successo?"
"Sono rimasto fuori dalla macchina come un pirla. Ci sentiamo tra un po'."
Sono arrivato a piedi, sotto il sole, con un maglione di cachemire addosso, fino all'officina autorizzata Alfa (i più fedeli ricorderanno: quelli che mi avevano risolto gratuitamente e in trenta secondi il clang clang dell'auto).
Il tipo dell'accettazione ha ascoltato il mio problema, ed è andato da un meccanico basso, con la faccia da galeotto.
Si sono parlati sottovoce.
Alla fine il meccanico ha accettato. Ha preso degli attrezzi curiosi, degli stracci e mi ha accompagnato con un'Alfa alla mia Alfa, rimanendo in silenzio per tutto il tempo.
Qui, guardandosi intorno con aria circospetta, in venti secondi ha aperto la portiera senza il minimo scasso.
Gli ho dato i 15 euro che mi ha chiesto, pensando che se me ne avesse chiesti 50 non gli avrei dato del ladro (tanto che era un ladro l'avevo capito mentre apriva la portiera guardando a destra e sinistra).
Sono arrivato al lavoro poco prima di pranzo.
Mentre raccontavo a Carol Alt le mie vicissitudini, mi è apparso chiaro, dal suo sorrisetto di circostanza, che non gliene importava una mazza.
Comincio a non sopportarla più.
Ecco qui, caro il mio Perdigiorno, quattro parole… Ta…ta..tata… (cantala con il motivo di Guerre stellari) oggi il caldo è il protagonista della nostra giornata delirante. Sì sarà la temperatura del 7° piano a ridurre le menti in vasetti di yogurt, pronti da bere per Ta…ta..tata…personalmente farò in modo di mantenere la mia temperatura corporea stabile, altrimenti il latte caglia e poi fo ricotta. Allora rimaniamo in attesa di Carol e Borat (si scrive così?)… beh, non m’interessa in fin dei conti!
Due parole per Perdigiorno gliele spendo... Adesso ha detto che si sente solo senza la bionda... c'era d'aspettarselo. Ha anche detto che si spoglia nudo... ecco lo sapevo oggi è tutta colpa del caldo. Comunque, è giusto che sia proprio un tipo come lui a decidere la temperatura della stanzetta... e oltre. I più un matto così vorrebberlo fermarlo, ma penso... che no, uno così meglio lasciarlo a briglie sciolte.
Montata Lattea
P.S. Come vedete sono due gli interventi di Montata Lattea. Questo perché dopo aver letto il primo le ho contestato che non si parlava di me. Lei ha gentilmente rimediato.
K abitava in periferia.
Il padre era andato via presto di casa, abbandonandola con la madre e i fratellini piccoli.
Terminate le superiori (un istituto tecnico senza pretese) K partì decisa a farsi strada nel mondo.
Chi inizia a lavorare a diciott'anni non sfoggerà mai master nel curriculum, ma ha tutta l'energia e l'entusiasmo dell'adolescenza per costruirsi con molto anticipo, rispetto agli altri, esperienza e credibilità.
La vita era dura, ma K era più dura della vita. E più dura di tutti quelli che si ponevano come ostacoli sul suo cammino.
Dove non arrivava il talento, K usava le urla, le minacce, la crudeltà. Schiavizzando i sottoposti ed eliminando con sagacia i concorrenti, K arrivò in tempi brevi a poter acquistare una casa e a potersi permettere di avere figli.
Era ormai una donna di successo, quando vide entrare nel suo ufficio Perdigiorno.
Ci volle un anno, ai due, per capire che farsi del male a vicenda non era la via migliore, e che un'alleanza avrebbe dato come risultato una sorta di invidiata e tumuta invincibilità.
K insegnò a Perdigiorno tutto quello che sapeva, e Perdigiorno fece tesoro di questi insegnamenti.
Gli insegnò che in qualunque circostanza avversa, anche quando tutti erano contro di te e i tuoi tentativi sarebbero finiti nel cesso, il proprio lavoro andava fatto col massimo della professionalità. Gli insegnò che per avere qualcosa bisogna impegnarsi al cento per cento, e dare tutto quello che si ha. Perché gli altri non lo fanno, ed è questa la vera differenza.
A volte, di fronte allo scoraggiamento di Perdigiorno, K sorridendo diceva: "Ce la si può fare. Io ce l'ho fatta. E non sono discorsi campati in aria, visto che io sto qua, ne sono la prova vivente. Sono ancora giovane e ricca, e tutti possono diventarlo. Cos'ho io più degli altri?"
Be', K aveva molte cose più degli altri. Non perdeva di vista l'obiettivo, non mollava mai, e non si rassegnava alla sconfitta.
Quando K, in difficoltà, si rivoltò contro Perdigiorno tentando di distruggerlo, era ormai troppo tardi. Perdigiorno aveva preso da lei tutto ciò che era disponibile, aveva imparato a prevedere le sue mosse e aveva aggiunto, a quel prezioso insegnamento, la forza di alcune sue personali qualità.
Se non fosse stata così isterica e aggressiva, forse avrebbero continuato a lavorare insieme. Ma nella vita c'è un tempo per tenersi per mano e uno per lasciarsi.
L'importante, in fondo, è essersi, almeno per un po', voluti bene.
Appena arrivato a Milano, scopro che non è più tempo di piumini, cachemire, maglie di lana, pantaloni di velluto e calzettoni pesanti.
A saperlo prima.
Mi aspetta una giornata difficile.
P. S. Montata Lattea, qui accanto a me, ha una camicina a maniche corte.
Incommensurabile cagamento di cazzo
Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là non si poteva conquistare niente
e tanta strada per vedere un sole disperato
è sempre uguale è sempre come quando era partito.