Squilla il telefono.
Rispondo.
E' la voce di un maschio, meridionale, scocciato, fomentato e in linea generale poco civilizzato.
"Eh, è la Telecom!", mi fa come se mi avesse sorpreso a infilare un dito dentro la sorella.
C'è qualcosa che non torna. Di solito quelli del call center fanno lo sforzo sovrumano di apparire semi-cortesi, mentre questo si sente proprio che si sta impegnando a fare il duro incazzato.
Per un attimo sta zitto. Capisco che si aspetta una reazione da me, ma io non so cosa possa volere tranne che propormi qualche superofferta del menga. Penso anche, dalla barbarie generale che traspira dal suo tono, che non sia un giovane della Telecom, che ci sia qualcosa di diverso, di oscuro, forse addirittura di minaccioso. Decido di affrontarlo con la sua stessa chiave, e fingere di essere un duro anch'io (tutti sanno che sono il ragazzo più buono del mondo).
"Eh, dica!", gli rispondo come a dire: vediamo che tiro fai, sono pronto a parare, cosa credi? Vieni avanti, maledetto Apollo Creed, non li sento neanche i tuoi pugni, spaccami la faccia, stronzo.
Lui ha una lieve incertezza, si percepisce chiaramente che si aspettava una risposta diversa, magari più articolata, forse di scuse. Alle sue spalle si sente "vai" e capisco che non è solo e che non sta combattendo la sua battaglia ma quella di altri (comincio a sospettare che sia la battaglia di una cosa chiamata Telecom).
La sua incapacità di relazionarsi in maniera formale col prossimo la sento tutta. Riflette su quello che deve dire, non è sicuro di dirlo bene, controlla ciò che è scritto davanti a lui e poi parla.
"Qui ho una fattura scaduta il tre-di-ci mag-gio!"
Lo dice come una liberazione, sentendosi dalla parte del giusto, tutto compreso nella sua veste, che finalmente comprendo essere quella del SOLLECITATORE.
Qui è sicuro che io ceda, che mi getti in ginocchio strappandomi i capelli e urlando: "Ho sbagliato, perdonami, ma non avevo soldi, c'è la crisi, datemi una dilazione, qualcosa, non ho di che mangiare." Sono tentato di farlo, perché mi farebbe godere verificare ancora una volta come abbia ragione io sulla natura umana (sono certo che lui infierirebbe, forte del suo ruolo: "A noi non importa, deve pagare per forza, ha capito? La Telecom va pagata, la Telecom davanti a lei è Dio, e io finalmente posso abusare crudelmente del mio potere, ah ah ah!"
Invece non cedo.
Sono italiano, cribbio! Sono senza vergogna! Sono un suddito di Sua Maestà il Papi! Sono orgoglioso di non aver pagato, di avere qualcosa di irregolare da mostrare, di cui vantarmi!
Ma almeno fossero cose serie, invece no, non conto niente, non sono niente, ho solo dimenticato di pagare una bolletta del telefono. E ho pure i soldi per pagarla! E ho pure intenzione di pagarla! Che schifo, faccio.
Mi metto a ridere, tanto per spiazzarlo del tutto.
"Ehhh, va be', la pagherò", gli dico come se stessi promettendo un giocattolo a un bambino ("massì, sei stato bravo, te lo compro, per così poco...") e continuo a ridere, come se avessi sentito una barzelletta.
Lui ora è confuso.
Dice solo: "Eh, ma... ma..."
Io godo, perché spero che inizi a farmi la predica, o meglio ancora parta con le minacce. Smetto di ridere di colpo, è un'occasione senza pari per sfogarmi, tanto più che col tono strafottente ha cominciato lui e quindi mi sento assolutamente nel mio diritto.
La linea però cade sul secondo "ma", la comunicazione è interrotta di colpo, verosimilmente da quello che prima aveva detto "vai" e che stava ascoltando come si perde un contratto Telecom per colpa propria.
Io rimango così, un po' deluso, come un gallo cui rimettono la benda dopo avergli fatto soltanto vedere l'avversario, e viene rimesso in gabbia col sangue eccitato ma senza la possibilità di scannarsi.
Così va la vita.
E con la crisi economica, così va la Telecom.
Vado a preparare la cena, statemi bene.
Il nuovo premio per i martiri della jihad: una settimana all inclusive a Villa Certosa
Dev'essere successo qualcosa che mi ha tenuto lontano dal mio blog, ma non ricordo più cosa.
Probabilmente ero molto molto stanco.
Forse ora mi sono un po' ripreso, anche se non ne sono certo.
Vedremo.
Ovviamente ho perso.
Come diceva il buon Rudyard, non parliamone più.
Sto facendo un mucchio di tutte le mie vittorie, per giocarle in sol colpo a testa e croce.
Ovviamente mi sto anche preparando a perdere, e a ricominciare da capo.
Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell'esperimento
fu della fame un tragico aumento.
Venerdì da Fatina?
RSVP-SMS
Sono vivo.
Mi sono riposato.
Auguro a tutti voi un buon 2009.
Magari uno di questi giorni ci vediamo, chi lo sa.
Chi lo sa.
Auguri!
Ecco, è finita ora (la previsione delle ore si è rivelata decisamente ottimista).
Dormo e poi torno a casa.
Ancora 26 ore e sarò libero.
Lavorare stanca.
Sutor, ne ultra crepidam.
Carlo è morto.
Ci siamo conosciuti nel 2006. Io l'avevo già visto al Festival di Sanremo mentre dirigeva l'orchestra. Lui invece si è accorto di me ad una festa, dove io cantavo a squarciagola ubriaco mentre lui suonava il pianoforte ridendo.
Stavamo aspettando da tre mesi di ripetere quell'esperienza.Tra qualche giorno, prima della pausa natalizia, ci sarebbe stata una nuova festa, dove lui avrebbe suonato ridendo e io avrei cantato ubriaco. Chiaramente a squarciagola.
Invece ieri a mezzanotte Carlo è morto, dopo essere stato operato d'urgenza per un male che fino a tre giorni fa non sapeva neanche di avere.
Vabbè, l'ho detto. Adesso mi rimetto a scrivere battute.
E il mio maestro m'insegnò
com'è difficile trovare l'alba
dentro l'imbrunire,
e il mio maestro m'insegnò
com'è difficile trovare l'alba
dentro l'imbrunire.
Ho ordinato la Golf. Arriva tra tre mesi.
Il preventivo è 1400 euro.
Stamattina sono andato anche in una concessionaria.
Mi hanno valutato l'Alfa 1500 euro, ma solo perché non sapevano in che condizioni era.
Ho dovuto decidere in tempi brevi.
Venerdì riavrò l'Alfa.
Per un po'.
Per un giro.
Per portarla a ricevere un ultimo saluto.
Poi mi toccherà.
Il cambio è andato.
L'ho chiamato io, il meccanico. Mi ha spiegato la situazione e mi ha detto che domattina mi darà un preventivo. Vuole prima andare da un demolitore a cercare un cambio usato in buone condizioni, perché dice che la spesa per un cambio nuovo è assurda e ingiustificata, dato lo stato generale della vettura.
Sono un po' triste. Non so cosa fare. Ho l'auto ferma, e la prospettiva di spendere un sacco di soldi epoi spenderne ancora di più per un'auto nuova.
Che di certo non sarà un'Alfa.
Ieri, verso Modena, all'improvviso la quinta marcia dell'Alfa si è "sganciata".
Tralascio i dettagli della situazione di pericolo in cui mi sono trovato. Continuo il viaggio uin quarta marcia, (180 km) e stamattina porto l'Alfa dal meccanico.
"Ma... 230 mila chilometri?"
"Eh."
"Col motore originale?"
"Sì."
"Però!"
"Eh, ma 'sto cambio?"
"Lasciamela, dopo lo guardiamo. Ma non sperare di cavartela con due lire, sarà una bella botta."
"Ah."
"Ti chiamo dopo."
Oggi sono qua, ma non lavoro. Il mio stato psicofisico è al limite.
Aspetto solo che qualcuno venga a provocarmi.
E qualcuno viene sempre.
Voglio chiedervi scusa.
Non scrivo da tanto, qui. Ma è perché sto scrivendo più che posso, là.
Vi penso tutti e voglio bene a tutti.
Ovviamente alle femmine di più.
In effetti dopo pranzo potrei anche tornarmene a casa.
Sapete che da due settimane vivo con Bobo e Blockbuster?
...invece vi racconto questa.
Ieri riunione tecnica.
A un certo punto, mentre sto spiegando ai reparti cosa devono fare (ovviamente con parole molto semplici), comincio a sentire un po' d'indisciplina, e delle frecciatine indirizzate a me. Da tutte le parti. Commentini cretini, risatine. Provocazioni.
Siccome al lavoro sono notoriamente molto simpatico, alzo la testa e la voce e ruggisco: "Embè?".
E vedo tutte queste faccette che ghignano.
Mi dico "Boh...", e riprendo.
Ma le risatine continuano.
Rialzo la testa e mi guardo intorno.
E lì realizzo che, alzandosi dalla sedia qualche minuto prima, Bacchetta mi ha lasciato unico maschio circondato da donne.
Otto donne, per la precisione.
"Ah, ma siamo rimasti soli", dico con un sorrisino ambiguo.
"Già", dice una con tono sicuro.
"Per-di-gior-no", sillaba un'altra con aggressività.
E' palese che per loro questo è il momento della verità.
Si sentono finalmente forti e complici, un branco. La credibilità del mio personaggio è appesa a un filo. Ce l'hanno scritto in faccia: vogliono cogliere l'occasione per piegare, e magari finalmente mettere a posto, l'impudente Perdigiorno. Quel Perdigiorno che parla parla, ma poi le palle ce l'ha veramente?
Siccome mi sembra per il momento la soluzione migliore, riabbasso la testa e riprendo a leggere, ma un'altra risatina fa subito capolino.
Lì capisco che è il momento di raddrizzare la schiena e accettare l'impari sfida.
Ovviamente a modo mio.
"Ah, ma voi volete vedere il mio pacco!", dico con mezza lingua di fuori e il noto sguardo da serial killer.
"Come?", dice una.
"Eh, vi siete tutte eccitate perché sono rimasto solo, significa che volete vedere il pacco!"
"Ehhhhh, cosa dici..."
"Lo volete vedere sì o no?"
"Ma Perdi..."
Mi guardo intorno. Qualcuna ha ancora l'aria "figuriamoci se lo faresti", per cui rilancio.
"E dai, mica vi dovete vergognare, che problema c'è? Tanto siamo soli, non lo diciamo a nessuno. Volete vederlo, il pacco di Perdigiorno? Mi alzo? Lo tiro fuori? Su, rispondete! Sì o no? SI O NO?"
Aspetto per qualche secondo una risposta.
Ma nessuna dice sì, nessuna dice no.
Semplicemente nessuna fiata.
"Bene, allora continuiamo", e riprendo la lettura. Tutte tornano chine sulle loro fotocopie, e la cosa non può che farmi piacere, perché è evidente che ho vinto io.
Dopo un paio di capoversi, però, giro la testa e scorgo al lato sinistro del tavolo la stagista più giovane, di cui avevo completamente dimenticato l'esistenza. Ha ventiquattr'anni, ma è molto timida e in questo particolare momento il suo volto è diventato di un violetto acceso. Tutti quei capillari sulla sua pelle la fanno apparire quasi cianotica e mi fanno un po' vergognare di quello che ho appena fatto.
Anche perché, durante la mitica sfida, la parola che ha risuonato più volte nella stanza non era "pacco".